Mondo interiore del trauma

Il 16 febbraio si è tenuto il secondo seminario del ciclo “Ars hillmaniana: gli Archetipi che curano”, iniziativa culturale promossa dall’Impa, Centro studi di Psicologia Archetipica, in sinergia con il Cipa, Centro Italiano di Psicologia Analitica, Istituto per L’ Italia Meridionale. Nel corso di quest’incontro ci si è soffermati su un tema di grande interesse collettivo, ovvero il Trauma; si è fatto riferimento a Donald Kalsched, un autore junghiano che su quest’argomento ha elaborato un interessante costrutto teorico e un prezioso metodo clinico, esemplificazione dei quali è stato il testo preso in esame: “Il mondo interiore del trauma”. In questo preciso momento storico, nel quale la cronaca tristemente informa, quasi quotidianamente, di tante vicende umane drammaticamente traumatiche, si avverte la necessità di interrogarsi sulle determinanti archetipiche che soggiacciono a tanta violenza… appare doveroso sfuggire alla tendenza (pressoché dominante e sostenuta dallo spirito del tempo) di limitarsi al giudizio di valore, dal quale può derivare solo un atteggiamento stigmatizzante; piuttosto si avverte il bisogno di comprendere oltre che di giudicare. Proprio in rapporto a quest’esigenza, Kalsched è sembrato un ottimo riferimento, in quanto quest’autore, più di altri, accoglie in pieno la prospettiva teleologica di matrice junghiana; ossia, in relazione al “fenomeno psichico” si chiede: qual è il suo scopo? Che finalità ha? Domande che in ambito clinico diventano: quale obiettivo persegue la condotta psicopatologica, sintomatica, in rapporto all’integrità psichica? D’altro canto non è coltivabile l’ambizione di pervenire ad una verità, ad una giusta risposta, ad una conclusione assoluta; piuttosto, sono immaginabili tante conclusioni da sottoporre continuamente al confronto e al dialogo. Ars hillmaniana, come iniziativa culturale e formativa, è essa stessa frutto di un costante confronto gruppale promosso con cura e passione da Riccardo Mondo, fondatore del centro studi di psicologia archetipica, analista junghiano, nonché didatta sia del CIPA sia dell’IdO. “Dialogo”, dunque, è per il gruppo Impa/Cipa una parola chiave, la parola fondativa: dià-logos: attraverso il discorso. Il confronto verbale attraversa le persone e diviene strumento della libera circolazione di idee e affetti. Nel corso del seminario ci si è pregiati della presenza di vari ospiti, che hanno offerto i loro contributi conversando con Dott. Riccardo Mondo; si è adottato, dunque, quale espediente espositivo, proprio l’assetto dialogico, provando a far tesoro dell’affermazione di Platone secondo la quale “ogni dialogo è inconcludente”, nel senso che non porta mai a termine ciò di cui si discute, ma in compenso permette di apprezzare la relatività della conoscenza e di mantenersi al riparo da qualsivoglia forma di dogmatismo. Di seguito la presentazione dei diversi relatori e i focus dei loro interventi: In apertura il dott. Gabriele Ajello (psicologo analista del CIPA, videomaker e attore teatrale), Virginia Indaco (pianista) e Loredana Finocchiaro (violinista) che, tra le ardenti note di Prokòfiev e le sanguinanti parole di Dylan Thomas e di Àgota Kristof, hanno offerto un contributo musaico volto a predisporre la psiche degli astanti verso una forma specifica di pensiero, quella che Jung definì “non indirizzato”: un pensiero che si serve di immagini per veicolare non un significato, ma un senso, paradossale, polivalente, che per sua natura non è colto dalla ragione, ma dall’Anima. Successivo intervento, quello della dott.ssa Livia Di Stefano (psicologo analista e didatta del Cipa, redattore della rivista Enkelados), che nella sezione dedicata al “testo” ha parlato del modello teorico/clinico di Kalsched, chiarendo l’immagine centrale del “protettore/persecutore interno”, sottolineando le ripercussioni sulla clinica di tale approccio. Ancora, nella sezione “trasparenze” il nostro dott. Salvo Pollicina (Presidente dell’Impa, neuropsichiatra infantile e psicologo analista CIPA) ha parlato del disconoscimento del bambino e soprattutto della menzogna dell’adulto in contesti traumatici. Un focus, quello scelto dal dott. Pollicina, molto preciso e concreto che a primo acchito poteva apparire dissonante all’interno della sezione “trasparenze”, ma in realtà chi si occupa di psicoterapia infantile, in un’ottica archetipica, sa bene quanto simbolico si annidi nel “concreto” e sa che concreto è diverso da “concretistico”, come “materico” è diverso da “maternalistico”. Poi è stata la volta delle amplificazioni della dott.ssa Magda Di Renzo (Psicologa, psicoterapeuta dell’età evolutiva, analista junghiana, responsabile del servizio Terapie dell’Istituto di Ortofonologia di Roma, direttrice della scuola di specializzazione in Psicoterapia dell’età evolutiva a indirizzo psicodinamico dell’IdO). La dott.ssa Di Renzo da molti anni e in tante occasioni ha offerto importanti spunti di riflessione non solo perché è un’esperta psicoterapeuta dell’età evolutiva, una navigata analista, ma anche perché, occupandosi attivamente di ricerca in ambito clinico e sociale, sovente si è fatta portavoce di quelle “avvisaglie” di psicopatologia sempre più spesso celate nel muto disagio collettivo di bambini e adolescenti apparentemente “normali”; un disagio che troppo spesso appare sottovalutato dagli adulti. Nella sezione “Trame” è intervenuto il dott. Rosario Puglisi (psicologo analista, didatta e supervisore del CIPA) che come Penelope ha tessuto una tela immaginativo/concettuale in attesa di questo nostro incontro, con la consapevolezza, però, di doverla disfare, in rapporto alle suggestioni emergenti nel qui e ora del seminario stesso. In chiusura, ancora il dott. Ajello, insieme ai bravissimi colleghi Chiara Campagna, Alessandra Di Matteo, Giovanni Mendola e Rosalinda Rizzo, ha offerto ancora un momento artistico, un’improvvisazione drammaturgica, che è servita da amplificatore emotivo interno di quei contenuti emersi nel corso della giornata formativa. Da ultimo, abbiamo avuto ancora il piacere di ascoltare le note di Sergej Prokofiev, note accattivanti che questo compositore russo scrisse da esule; note di un destino beffardo che di lui volle fare un esule anche quando, in seguito, tornò in patria. (per visualizzare le immagini relative al laboratorio, fare riferimento al link facebook Mondo interiore del trauma)

Fabrizia Vinci

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