Il Suicidio e l’Anima

Il giorno 6 Aprile si è tenuto a Catania, nell’Aula Magna dell’Istituto Boggio Lera, il IV Seminario di Ars Hillmaniana “Gli archetipi che curano”. Si tratta di una iniziativa dell’IMPA Centro Studi con la collaborazione del CIPA, Centro Italiano di Psicologia Analitica, Istituto per l’Italia Meridionale. Ha presentato la serata la dott.ssa Giusy Porzio, analista del Cipa Meridionale e Psichiatra di Andria (Puglia).
La tematica affrontata nel Seminario è il suicidio, tema che James Hillman, nel suo “Il suicidio e l’Anima”, ha indagato in profondità e sotto svariate sfaccettature, aprendoci ad una visione innovativa quanto capace di capovolgere ogni precedente prospettiva. Per Hillman, infatti, il suicidio è primariamente una questione psicologica e, quindi, provvista di un senso. Il suicidio è una delle possibilità umane che va compresa analiticamente, prima che classificata o prevenuta.
Lo psichiatra Thomas Szasz, che ha scritto la prefazione al libro di Hillman, definisce a ragione il suicidio “un mezzo attraverso il quale possiamo trasformare il morire da una questione casuale a una questione di scelta “. E la libertà di scelta di ogni individuo apre al discorso dell’Anima. L’Anima è presente quando consideriamo il mondo interno e la sofferenza della persona che arriva a fare questa scelta. Ritornano in mente le parole con cui James Hillman definisce l’anima. “Guardandomi indietro, mi sembra che Anima sia stata alla base di tutto il mio lavoro. Anima è una seduzione che porta alla fede psicologica, una fede nelle immagini e nel pensiero del cuore, che porta a un’animazione del mondo. Anima crea attaccamenti e legami. Ci fa innamorare”. Ma Anima è anche sofferenza e patologizzazione! Anima è contatto con la morte, alla quale i sogni, notte dopo notte, ci avvicinano tessendo la nostra Nave della Morte, come Lawrence con i suoi meravigliosi versi ci esorta: “Oh, costruisci la tua Nave di Morte, oh, costruiscila in tempo e costruiscila amorevolmente, e ponila tra le mani della tua anima”.
E il suicidio, il rinnegamento della vita con un atto volontario, da sempre condannato dalla civiltà occidentale, al contrario di quella orientale (si pensi solo alla ritualità e alla sacralità del “Seppuku” nella cultura giapponese), continua purtroppo ad essere considerato un tabù da circoscrivere e da stigmatizzare quale atto deviante, provocato fondamentalmente da un’instabilità psichica.
Se esiste l’idea della morte, quale elemento irrinunciabile nella vita di ogni uomo, perché non può essere presa in considerazione anche quella del suicidio, che implica esemplarmente una decisione molto sofferta e profondamente individuale? È un punto di vista questo che è possibile associare ad Albert Camus, che, nel suo “Mito di Sisifo” scrive: “Vi è solamente un problema filosofico veramente serio, quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia. Il resto – se il mondo abbia tre dimensioni o se lo spirito abbia nove o dodici categorie – viene dopo”.
In questa sede, più che dare risposte, i vari ospiti, insieme al conduttore, hanno provato a farsi domande e a porsi dubbi utilizzando vari canali di comunicazione intorno al tema e, come fosse una danza, hanno provato ad esplorare le risonanze interne. Il dott. Riccardo Mondo, fondatore dell’Impa Centro Studi, Analista Junghiano, Didatta del Cipa e dell’Ido, Supervisore e Direttore Editoriale della rivista Enkelados, ha piacevolmente dialogato con i pregiati ospiti, che con i loro interventi a vari livelli, hanno apportato una immensa ricchezza di visione.
In apertura i partecipanti hanno potuto godere delle improvvisazioni musicali dell’eccellente gruppo Albafar, il cui genere musicale spazia dal jazz alla musica etnica. Pier Paolo Alberghini al contrabasso, Salvo Barbagallo al sax, Fulvio Farkas alla tabla e Gabriele Mallimaci alla chitarra hanno condiviso con tutti noi una lettura musicale del testo di Hillman. In alternanza la giornalista, scrittrice, counselor Rossella Jannello si è prestata a leggere due poesie, rispettivamente di Alda Merini e Federico Garcia Lorca, sintoniche alla tematica trattata. Sia la musica che le poesie, con le loro immagini, aprono a quello che Jung definì “il pensiero non indirizzato” o “pensiero del cuore”, come fu definito da Hillman, un tipo di pensiero che permette alla nostra psiche di cogliere il senso attraverso le immagini, un senso quindi colto dall’Anima, e non un significato colto dalla ragione.
Per la sezione “Testo” poi, il dott. Gabriele Aiello, Psicologo, Socio Analista del Cipa Meridionale, didatta, videomaker e attore teatrale di Palermo, ha dialogato amabilmente con il dott. Mondo, e ci ha introdotti ad una prima lettura del testo, nella quale sono stati presi in considerazione i comuni e vari approcci (medico, legale e religioso) di prevenzione al fenomeno del suicidio, approcci questi che studiano il fenomeno dall’esterno e non dalla realtà dell’anima. Sono proprio questi approcci, infatti, che Hillman mette in discussione dandoci una visione completamente diversa.
È seguita poi la sezione dedicata alle “Amplificazioni”, in cui il dott. Giancarlo Magno, uno dei Padri fondatori del Cipa Meridionale, di provenienza pugliese, di Taranto per l’esattezza, dialogando col dott. Mondo, ha amplificato il campo immaginale intorno alle tematiche proposte da James Hillman. Il dott. Magno è Didatta abilitato e Supervisore, Redattore della rivista Enkelados.
Nella sezione “Trasparenze” abbiamo avuto il piacere di ascoltare la dott.ssa Antonella Russo, Psicologa, Socio Analista del Cipa Meridionale, didatta, di Catania. La dott.ssa Russo ci ha permesso di intuire, attraverso una “visione in trasparenza”, quello che può annidarsi, in termini di profondissimo dolore e desiderio di cambiamento, nell’anima della persona che sceglie il suicidio quale ultima possibilità. Abbiamo poi avuto il piacere di poter visionare in contemporanea, delle slide con qualche stralcio dell’ultima intervista fatta da Silvia Ronchey a James Hillman, pochi giorni prima che la morte lo cogliesse.
È seguito l’ormai immancabile “Teatro Archetipico”, uno spazio questo di improvvisazione drammaturgica che, alla pari di un coro greco, ha avuto una funzione di amplificatore interno dei contenuti acquisiti in questa giornata, favorendone le risonanze. Sono state ancora le immagini infatti, questa volta teatrali e non musicali o poetiche, che ci hanno permesso di comprendere emotivamente e non solo cognitivamente quanto abbiamo vissuto in questa giornata. I protagonisti del teatro Archetipico sono stati il dott. Aiello insieme alle bravissime colleghe analiste-attrici Clara Raciti e Vincenza Cannella.
Infine, è intervenuto il dott. Pasqualino Ancona di Catania, anima storica e figura centrale e carismatica del Cipa Meridionale, di cui è Padre Fondatore e Vicepresidente, Curatore e Membro del comitato scientifico della rivista Enkelados. Il dott. Ancona, nella sezione “Trame”, ha concluso, come in un cerchio che si chiude, questa giornata e questo Ciclo di Seminari di Ars Hillmaniana, e, tirando le somme, ci ha permesso di cogliere ulteriori elementi, stimolati dalle suggestioni che sono emerse in questo Seminario.

(per visualizzare le immagini relative al laboratorio, fare riferimento al link facebook Il Suicidio e l’Anima)

Giusy Porzio

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