Alchimia delle parole

Venerdì 19 gennaio ha avuto inizio il nuovo ciclo di Ars Hillmaniana, ormai giunto alla sesta edizione e che ancora una volta si pregia della collaborazione del CIPA Istituto Meridionale. Intitolato “Archetipi che curano”, il laboratorio fa riferimento all’assunto di base della psicologia archetipica: ciò che è curativo è il contatto con gli archetipi. Ciò non significa, come specificato da Thomas Moore, far corrispondere temi della mitologia e dell’arte ad analoghi temi della vita. L’idea è piuttosto di vedere come mito e come poesia ogni frammento della vita e ogni sogno.
Il laboratorio, che per la prima volta verterà sullo studio di testi non soltanto di Hillman, ma anche di altri teorici della psicologia archetipica, si è aperto con il testo di Paul Kugler, analista junghiano statunitense formatosi presso lo Jung Institute di Zurigo e diventato poi, dal 1993 al 1997, Presidente della Inter-Regional Society of Jungian Analysts.
Nel suo saggio, “L’Alchimia delle parole”, si intrecciano gli interessi dell’autore per la psicoanalisi e la linguistica, ma anche per la fisica e l’antropologia. In esso, infatti, Kugler tratta del livello archetipico delle parole, a livello non solo di significato, ma anche di significante, vale a dire non solo a livello dell’immagine, ma anche a livello fonetico, di suono. Con un approccio molto scientifico, che prende le mosse dagli studi di Jung alla clinica Burghölzli con il test di associazione verbale, Kugler dipana delle riflessioni che, oltre ad avere una rilevanza teorica, hanno una ricaduta fondamentale anche sulla clinica. Come afferma Samuels nella prefazione all’edizione italiana, i clinici, non soltanto junghiani, dovranno riconcettualizzare l’interazione clinica, non dimenticando “che non è soltanto il paziente a parlare, ma è il linguaggio a parlare in lui e per suo tramite”. Nella prassi analitica i complessi psichici del paziente sono trattati con la cura delle parole (talking cure). Tuttavia non soltanto il paziente non è consapevole del ruolo che il linguaggio svolge nella sua personalità, ma anche lo stesso terapeuta spesso non è consapevole dei sottili effetti che le sue parole hanno sul paziente.
L’incontro, dopo il tradizionale taglio del nastro da parte del segretario del CIPA meridionale, Maurizio Nicolosi, si è aperto con l’ormai immancabile e prezioso contributo di Marisa Capace con un video dal titolo “Le parole e l’anima, l’anima delle parole” sulla parola originaria in cui suono e immagine di senso sono indivise; la parola poetica non afferra le cose, ma le incontra nominandole.
Il laboratorio è stato condotto da Dott. Riccardo Mondo, psicologo analista didatta CIPA, direttore editoriale della rivista di psicologia analitica mediterranea Enkelados e soprattutto socio fondatore dell’IMPA nonché ideatore di Ars Hillmaniana.
Dialogando con Mondo, Luigi Turinese (medico specializzato in omeopatia, psicologo analista CIPA, nonché socio fondatore dell’IMPA), ha esplicitato il testo, mentre Giulia Valerio (psicoterapeuta junghiana, docente di psicologia analitica e di etnoclinica, socia ARPA e IAAP, Presidente della scuola LiSTA e di MetisAfrica onlus, Verona) lo ha amplificato attingendo anche alla sua esperienza clinica, maturata sia all’interno dello studio sia nelle sue permanenze presso la comunità dei Dogon.
L’attenzione che l’IMPA da sempre rivolge all’aspetto immaginale si è esplicitata nelle “trasparenze” del suo Presidente Salvo Pollicina. Le trasparenze rappresentano un punto di osservazione che potremmo definire eccentrico. Salvo Pollicina, prendendo spunto da un elemento archetipico del saggio di Kugler, e in particolare riprendendo le riflessioni di Samuels su dove cercare le manifestazioni dell’archetipo, lo ha sviluppato nel modo che gli è più congeniale, cioè integrando le parole con le immagini (tra cui quelle molto suggestive del fotografo cieco Evgen Bavcar), che non sono soltanto immagini visive, ma anche sonore.
Anche quest’anno il laboratorio ha ospitato la splendida performance di Gabriele Ajello, psicologo analista Cipa, videomaker e attore teatrale, che ha presentato le sue letture ispirate al testo insieme con le allieve analiste Alessandra di Matteo e Rosalinda Rizzo. Il gruppo teatrale ha proposto alcune poesie ed estratti del testo rivisti e amplificati in una chiave drammaturgica. I protagonisti sono state le parole simbolicamente evocate nelle loro dimensioni archetipiche.
Per concludere, Franco La Rosa, fondatore e anima del Cipa meridionale insieme a Lino Ancona, ha tessuto le trame dell’incontro, che è stato davvero stimolante e vivificante.

(per visualizzare le immagini relative al laboratorio, fare riferimento al link facebook Alchimia delle parole)

La Vice Presidente
Raffaella Bonforte