Le risposte della psicologia archetipica

 

La decima edizione di Ars Hillmaniana “ABITARE IL MONDO, OGGI. Le risposte della psicologia archetipica”, condotta da Riccardo Mondo, ha ospitato il 23 maggio 2020 in un salotto virtuale analisti di fama nazionale ed internazionale. È stato un evento con caratteristiche uniche come singolare è il tema sul quale ogni singolo relatore ha contributo con riflessioni e suggestioni di notevole rilevanza clinica, che hanno tenuto incollati ad uno schermo 250 partecipanti.           

 

L’atmosfera era tonda, accogliente, sacra. Tutti gli interventi, seppur con coloriture differenti, hanno permesso ai presenti di cogliere a pieno il senso profondo dell’essere stati immersi in “un sogno comune”, quello della pandemia, tremendo e allo stesso tempo affascinante. In questi mesi di “introversione obbligatoria” la psicologia archetipica si è interrogata su uno dei mali del nostro esistere, immersione/annegamento nell’estroversione, intossicazione ermetica, con il rischio di perdere quell’accordo interiore con noi stessi.

 

Il tema è stato sapientemente introdotto da Maurizio Nicolosi che ha dato avvio ad un corteo di considerazioni puntuali ed attente sulla necessità che Ars Hillmaniana fosse in accordo con le esigenze psicologiche presenti, rispondendo agli interrogativi che abitano i professionisti della psiche e non solo. Ad accompagnarlo in questo arduo compito è Cinzia Caputo che con calore e metafore suggestive ha favorito la costruzione di un’immagine “quella della ciotola/contenitore”, che evoca il bisogno dell’umano di recuperare un rapporto con il femminile e con la natura, che non dimentichi il lato invisibile ed oscuro di tutte le esperienze umane.

 

Il Prometeo mascherato

 

Il padrone di casa, Riccardo Mondo, definito dalla chat comune degli uditori “un analista poeta”, ha aperto la sua relazione con i versi di Giorgio Caproni, introducendo il ruolo della maschera nella pandemia, proponendo un’immagine chiara, potente ed originale che trova le sue radici nel mito di Prometeo: il Prometeo incatenato si manifesta come un Prometeo mascherato.

 

Il mare brucia le maschere,

 

 le incendia il fuoco del sale.

 

Uomini pieni di maschere avvampano sul litorale […]

 

Tu sola che senza maschera nascondi l’arte di esistere.

 

La riflessione teorica ruota intorno alla considerazione che siamo diventati tragicamente soli nel cosmo, consapevoli della nostra mortalità, privi sia dell’onniscienza degli dei che della beata incoscienza animale e di come l’oggetto maschera rappresenti la certezza di quanto accaduto, elemento perturbante che circola nelle nostre strade. Il Covid ha paralizzato le nostre vite, ma allo stesso tempo nel dolore e nella paura collettiva lo spazio si è dilatato, consentendo all’uomo di giungere ad una inaspettata considerazione “il mondo è uno e dobbiamo abitarlo insieme”. Questi mesi sono stati caratterizzati da invisibilità, universalità del coronavirus capace di creare panico, destabilizzare, monopolizzando con il suo oscuro fascino. Vi è forse la necessità di revisionare il nostro vivere al fine di abbandonare le pratiche bulimiche della nostra quotidianità. Cosa resta del prima in questo dopo? Quante risposte sono state trovate nella cantina della propria vita?

 

Sogni archetipici e metafore alchemiche

 

La giornata prosegue con l’intervento di Marta Tibaldi “Sogni archetipici e metafore alchemiche al tempo del coronavirus”, che ha mostrato come l’isolamento forzato abbia trasformato il mondo onirico dei pazienti e degli analisti. Se da un lato assistiamo alla riattivazione di tracce traumatiche personali dall’altro sono emersi temi archetipici, che invitano a riflettere con più ampio respiro sul significato dell’esistenza umana e sul nostro abitare il mondo, oggi. L’intervento ha sottolineato l’importanza del lavoro clinico sulle immagini archetipiche e sulle metafore alchemiche stimolate dall’attuale crisi globale. Nei sogni dei pazienti durante la pandemia compare l’esperienza della nerezza (nigredo) che come afferma Marta Tibaldi si presentifica mediante metafore linguistiche “siamo in un tunnel e non vediamo l’uscita”, per poi gradualmente assistere alla comparsa del bianco (albedo) e giungere al rosso (rubedo): il sangue, lo spirito di vita, che consente il contatto con una parte profonda, trasformativa, oltre il nero e il bianco. La morte legata alla nigredo è esperienza della perdita, nella rubedo precede la trasformazione.

 

Pan-demie di Dioniso

 

Luigi Turinese nel suo intervento dal titolo “Pan-demie di Dioniso” fornisce una lente politeistica per indagare e metaforizzare il tempo e lo spazio dell’Abitare il mondo, Oggi.  “Se possiamo dar per vero l’uomo tecnologico allora vera è anche Ananke, che si occupa di incatenarlo e confinarlo nella domus governata da Estia”. Diventa un tempo campeggiato da Atena, figlia di Metis che detta numeri di morti nelle testate giornalistiche, ordina e scandisce le ore di uscita ed entrata con i vari bollettini, che ci fanno agognare un tempo del vaccino. Se quest’ultimo può darci l’illusoria speranza dell’azzeramento potenziale dei contagi, Turinese citando Hillman ci sollecita a riconoscere l’impossibilità del vaccino per l’anima. L’apparente ordine affidato ad Atena nel suo vestito di dialoghi politici e decreti cade presto preda del caos. Afrodite, Dioniso e Pan irrompono con terrore improvviso, incubi e angosce, costringendo la psiche a fare i conti con il disordine. Se l’incubo diventa incubazione, il rito diventa ricerca di un tempo e di un luogo per ricoverarsi ed attendere. Come nei riti di guarigione ci si abbandonava alla dimensione introspettiva e al sogno per accogliere la visita del dio guaritore, questo processo/percorso verso l’interno, che ci suggerisce di anchilosare alcuni dei, può diventare Apo-demia, una nuova uscita dalla città. Se lo sguardo è politeistico le nostre città vengono simbolicamente abitate da più divinità, proteggendo l’individuo dalla onnipresenza di Pan.

 

Il coronavirus: l’apertura del vaso di Pandora

 

I dialoghi tra i vari ospiti sembrava possedere delle ramificazioni comuni che hanno permesso al successivo relatore “medico umanista”, Franco La Rosa, di tessere le sue trame dando una lettura dell’Oggi che non eluda la dimensione del lutto. La natura prende il suo tempo, un tempo di Epoké, per morire ad uno stato e rinascere ad un nuovo stato, recuperando Afrodite e la bellezza estatica. Una congiunzione astrale vede protagonista le stelle Marte, Giove, Saturno e Plutone sotto al segno del Capricorno e chissà che in una strana coincidenza quanto accaduto tragga dalle stelle nuove quote energetiche. Interessante è nella sua trattazione l’uso del verbo “defedare”, che sembra avere una doppia valenza. Se l’aggettivo defedato nel linguaggio medico segnala un grave stato di deperimento organico associato ad una riduzione delle difese immunitarie, per cui i soggetti defedati sono disposti a svariate malattie, dalle quali un organismo sano è perfettamente in grado di difendersi; la medesima dicitura può evocare anche uno stato morale, la perdita di fede; il cui contrario è la rivitalizzazione, il rifornire di energia psichiche un corpo corroborato e debilitato. Tutto questo sembra perfettamente coincidere con gli attuali bisogni d’anima.

 

Sempre nomadi…

 

Il momento di massima tensione emotiva si raggiunge quando Riccardo Mondo dialoga con l’artista, eremita Juri Camisasca, che ci ha catapultato in un mondo ove predomina il silenzio, inteso come quiete interiore, un sentire sottile che apre al mistero della vita. Cita Pascal che dice: “Tutta l’infelicità dell’uomo deriva dalla sua incapacità di starsene nella sua stanza da solo”. Quel rimanere solo con il solo che conduce al trascendente dentro di noi, che rimanda alla creatività. Racconta del suo dipingere icone e di come l’icona non sia altro che una preghiera materializzata; il sacro che va al di là dell’immagine che consente il recupero del numinoso. Altro quesito posto da Riccardo Mondo all’artista riguarda la voce come cassa di risonanza del nostro modo di esistere. Juri Camisasca risponde dicendo che quando non siamo centrati vi è un cambio tonale, la voce ha un’armonia diversa. La meditazione assume per lui un valore che conferisce alla voce senso armonico ed influisce sia sulla fisicità che sul pensiero. Il pubblico viene inoltre invitato all’ascolto del suo pezzo Nomadi, dal quale è nata l’idea di coinvolgerlo, nel tentativo arduo di rintracciare possibili risposte all’essere nomadi all’interno della vita.

 

Attraversare il tempo dell’oblio

 

Il nostro penultimo ospite si connette da oltre oceano Michael Conforti, grande studioso dello psiche oggettiva. Commuove i presenti con un intervento di indubbio spessore clinico il cui centro è la memoria e la visione archetipica. Inizialmente ci conduce sapientemente verso una riflessione sull’atto, ormai consueto e consolidato, della pratica del lavaggio delle mani per arginare il contagio microbico. “Lavarsi le mani per togliere e rimuovere la macchia della colpa come Ponzio Pilato o Lady Macbeth”. «Ma queste mani non saranno mai pulite?» si tormenta alla vista sulle mani del sangue del re assassinato. Amplifica il tema riprendendo una favola nota ai più, l’intruso alla porta nei tre porcellini, un contenuto esterno che va interiorizzato, cucinato ed integrato. Assistiamo dice Conforti, ad un processo di negazione e diniego ove centrale è il tema dell’oblio, che non consente connessioni con il passato e il futuro e che rende la vita vuota.  Se chiudiamo la porta all’inconscio personale chiudiamo l’accesso ai contenuti dell’inconscio collettivo e come risposta ci troviamo dinanzi ad un corpo senza memoria, un corpo che non ha memoria del virus, che non ha memoria della natura e che perde il contatto con il suo codice innato. Il suo intervento in lingua madre (con un incerto siciliano)  è simbolo del ricordare; centrale diviene il romanzo di Elie Wiesel, The Forgotten. Il padre del protagonista sta perdendo la memoria e così invia il figlio al suo paese d’origine per ricreare questa memoria; una biografia collettiva non solo del vecchio padre, ma anche di un paese popolato da individui insoliti e da figure simbolo: un becchino ubriacone, icona del passato custodito e “conservato”, un predicatore cieco, una donna che gli fà da guida, un oste troppo curioso. Il ritrovamento di questo tassello non permetterà al vecchio di interrompere la sua progressiva perdita di memoria, ma è il viatico perché a suo figlio sia possibile continuarla.

 

La vera novità è che l’oblio non è il nemico da combattere ma che anche esso fa parte del mistero. Conforti introduce i termini scordare e ricordare, ove scordare è togliere dal cuore, allontanare, mentre ricordare è rimettere nel cuore attraverso il fare memoria.

 

Amplificazioni

 

La giornata vede le sue ultime battute nelle Amplificazioni di Magda Di Renzo, analista di rilievo nazionale ed internazionale e cara amica di Ars Hillmaniana. Con dedizione e affetto tesse per noi il filo rosso della giornata per regalarci ancora un’immagine: il fuoco alchemico. 

 

Nel Tá tum Tá tum dei riti in onore della terra richiamiamo il contenitore, il femminile, l’immagine primordiale della bellezza, quella che contempla il non sapere. Recuperiamo il fuoco alchemico per bruciare le superficialità delle storie lineari nelle stanze di terapia, anchilosare alcuni dei a favore di altri e far spazio all’Umbra Mundi.

 

In un tempo in cui è stato necessario guardare la materia pezzo per pezzo, la Di Renzo ci riporta la sua esperienza clinica nella relazione tra i genitori e i figli adolescenti. È possibile riconoscere un’opportunità nella comunione del limite? Pare proprio di si! Gli adolescenti si sentono meno soli e più compresi. Accendere il fuoco alchemico ristabilendo i limiti e condividendo linguaggi ha attivato un processo che conduce all’anima in una forma di un nuovo amore, più ricettivo che porta verso una Apo-Demia.

 

Il nomadismo diviene una dimensione interiore per fare spazio alla memoria, ampliare la visione e contemplare luci e ombre per poter essere contemporaneamente cittadini dei due mondi, spirituale e reale.

 

La giornata si conclude con un momento di gruppo nel quale i partecipanti si concentrano sull’immagine fotografica dell’artista Dimitris Galavas che ha caratterizzato la locandina del convegno: una coppia su una spiaggia, quella dell’isola greca di Naxos, che guarda in direzioni diametralmente opposte: la donna verso l’esterno, il mare aperto e l’uomo verso il proprio mondo interno. Entrambi con pochi oggetti personali, i loro bagagli al seguito. Cosa porteremo e cosa lasceremo in questa fase del nostro viaggio? L’immagine sintetizza il senso profondo di una mattinata densa di contributi e lascia insature mille altre possibilità interpretative.

 

Claudia EspositoMaria Concetta Pappalardo